L’educazione civile: il tema dell’anno formativo 2018

Posted on Feb 7, 2018 in news
L’educazione civile: il tema dell’anno formativo 2018

A settant’anni dal varo della Costituzione Italiana, la LUdE tenta di esplorare le vie oggi possibili per una “educazione civile”, attenta a coltivare sentimenti di comunità, a costruire legami pubblici e ad abilitare competenze sociali senza finire nelle desuete fortificazioni di uno “stato morale”, e, piuttosto, rinnovando il bisogno di ciascuno di sentirsi per sé, una parte di mondo.

Siamo senz’altro “cittadini”. L’evidenza di questo legame con la “città” è, però, oggi, tutt’altro che evidente: l’espressione dell’identità cittadina appare sempre più indeterminata, l’interpretazione della partecipazione appare sempre più goffa, il sentimento di comunità appare sempre più impalpabile.
Eppure, possiamo affermare, siamo e diventiamo cittadini. Lo siamo inevitabilmente, abitando queste contrade d’Occidente e sul margine di un presente così fortemente segnato dalle storie di città; lo diventiamo opportunamente, assimilando e adattandoci alle forme di città che ci attendono e che attendiamo come cittadini.
Tentando di corrispondere a quest’ultimo versante, la questione appare subito in tutta la sua evidente urgenza educativa, a cui corrisponde, però, una imbarazzante ritrosia contemporanea.

Se cittadini si diventa, a chi spetta il lavoro educativo, perché il soggetto possa farsi cittadino e fare cittadinanza, fuori e dentro di sé? Alla famiglia, alla scuola, alla comunità? A ciascuno di noi?

Sì, si potrebbe dire: alle istituzioni, a tutti noi, a ciascuno. Sì, ma quando, dove, in quali occasioni? Senz’altro abbiamo contezza che questa responsabilità è in capo a qualcuno, tuttavia, facciamo sempre più fatica a riconoscere le situazioni educative, le pratiche in cui viene – per così dire – “lavorata” questa attesa di crescita. È di tutti, ma, sembra di nessuno; sembra essere sparita dai programmi, dai progetti educativi di ogni dove.
Si potrebbe sostenere che è una preoccupazione pedagogica infondata: giacché ciascuno cresce al mondo provvedendo a prenderne le misure e ad accordarsi per vivere al meglio e offrendo il proprio contributo. Le letture del mondo intorno, però, ci raccontano un’altra storia.
Viviamo, ormai da molti anni, in balia di una – non meglio definibile – distrazione pubblica. Abbiamo contezza del mondo intorno solo nella mediazione televisiva; gli altri assumono spesso l’immagine magmatica di una massa indistinta e la partecipazione è generalmente ridotta al semplice gesto del voto o alla solitaria lamentela urlata o sussurrata chissà dove e chissà a chi. Le cronache, poi, inanellano accadimenti in cui l’interesse privato sembra essere l’unico e l’ultimo perno intorno a cui si regge la vita associata.
Se, nonostante ciò, riteniamo che la dimensione pubblica sia costitutiva delle nostre biografie e della nostra storia, è forse giunto il momento di tornare ad interrogare le nostre con-venienze, le nostre convivenze, le nostre istituzioni. Qui, intendiamo farlo, anche interpellando il versante pedagogico.
L’educazione in questo scenario deve poter rispondere, tra l’altro, anche alla sua responsabilità di formazione della sfera pubblica della soggettività. Responsabilità pedagogica tanto riscoperta ed esibita, quanto, non di rado, trascurata o rinviata.

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